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Una passeggiata ad Arcidosso

In vista dell’estate e del caldo che sta per arrivare in Maremma, chi non ama il mare e preferisce ripararsi al fresco delle montagne vorrà certo trascorrere almeno una giornata nello splendido borgo di Arcidosso.
Situato sul lato occidentale del Monte Amiata, il paese è uno dei più antichi dell’intera Povincia, basti pensare che il suo nome viene citato già in un documento dell’860: gli Aldobrandeschi, poi, furono la famiglia che maggiormente caratterizzò il centro con la costruzione di fortificazioni e architetture civili, ancora oggi esistenti. Nell’arco della sua storia, Arcidosso ha rivestito anche un ruolo politicamente e demograficamente importante, sia sotto la dominazione senese, periodo del quale si ha anche una raffigurazione pittorica ad opera di Guidoriccio da Fogliano nel Palazzo Comunale di Siena, sia una volta passato sotto il Granducato di Toscana, quando addirittura raggiunse i 12.000 abitanti.
Sono numerosi gli edifici religiosi degni di nota in paese, tra cui il più antico è la Chiesa di San Niccolò, che è anche il patrono di Arcidosso. Nata come chiesa ad un’unica navata nel XII secolo, fu ristrutturata nel corso del Seicento e furono create, con l’annessione dell’Oratorio di Santa Croce e della Cappella laterale destra, tre navate, la cui ripartizione appare evidente anche dalla facciata, in stile romanico con un portale sovrastato da una lunetta decorata e da una bifora.
Altra chiesa d’interesse è quella intitolata a San Leonardo, edificata anch’essa in epoca medioevale (siamo nel 1188) ma ristrutturata in maniera decisiva per il suo aspetto attuale nel XVI-XVII secolo. Di valore sono le opere contenute al suo interno come un'acquasantiera di Pietro Amati risalente ad inizio ‘600, la Decollazione del Battista di Francesco Vanni posizionata sull’altare di sinistra, una tela seicentesca raffigurante San Bartolomeo che presenta le proprie spoglie alla Madonna e al Bambino e due statue lignee di San Processo e Sant'Andrea.
Piccola ma comunque importante è la Chiesa di Sant’Andrea, caratteristica per la sua facciata a capanna e per dare ospitalità alle spoglie del poeta locale Giandomenico Peri; da notare, infine, il Santuario della Madonna delle Grazie, sorto come ex-voto per la peste del 1348 ma con elementi barocchi sull’altare maggiore.
Ovviamente gli edifici religiosi non sono gli unici che un turista attento non può tralasciare una volta giunto ad Arcidosso: in particolare di rilevanza storica e storico-artistica sono anche gli edifici militari e in particolare le Mura e le porte di accesso alla città. Quanto alle mura, di origine medievale e in pietra, occorre notare che sono costituite da due fasce, anche se in gran parte sono ormai state inglobate dagli edifici circostanti; le porte, invece, sono ancora oggi ben visibili e sono 3, ovvero la Porta di Castello, che costituisce il Terziere di Castello e si caratterizza per uno stemma mediceo; la Porta dell'Orologio, con annessa Torre, realizzata però in epoca successiva, e una lapide commemorativa del plebiscito per l'annessione al Regno d'Italia del 1860; la Porta Talassese, che riporta lo stemma bianco e nero della Repubblica senese.
Strettamente legata alle mura e alle porte è la Rocca Aldobrandesca, che in realtà si configura, per la sua forma, più come un castello: posizionata sulla parte più alta del paese, deve la sua costruzione, come suggerisce il nome, alla famiglia degli Aldobrandeschi che intorno alla fine del X secolo la edificarono su preesistenti resti di epoca longobarda. Si presenta con due masse addossate, l’una più alta, l’altra più bassa, e di forma quadrata, con una torre merlata posizionata sulla parte settentrionale.
Una citazione è doverosa anche per le strutture civili e in particolare per il Palazzo Comunale, imponente risalente al XIX secolo, il Palazzo Ferrini, più antico, costruito intorno al XIV secolo e ristrutturato nel ‘700, il Palazzo Giovannini Banchini, del XVII secolo, e soprattutto il Teatro degli Unanimi, il più antico della Provincia di Grosseto, essendo stato fondato nel 1741.
Per gli amanti dei Musei, infine, c’è la possibilità di visitare il Centro Studi Davide Lazzaretti, ovvero il cosiddetto “profeta dell’Amiata”, vissuto tra il 1834 e il 1878, importante figura religiosa della zona. Nelle sezioni documentaria ed espositiva, aperte nel 2008, è possibile ricostruirne la vita e gli studi attraverso foto, documenti, libri, dipinti, vestiti ecc.

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